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Nel 1710 nasce a Torremaggiore (Foggia) il venturo settimo principe della casata dei De Sangro, principi di Sansevero, discendenza risalente allo stesso Carlo Magno. Settimo principe a seguito della morte del nonno, dopo la rinunzia al titolo del padre Antonio, il quale condusse una vita alquanto "sfrenata". Orfano di madre in tenerissima età, il giovane Raimondo venne affidato alle cure dei nonni paterni che, a 10 anni, lo mandarono a studiare presso la Scuola Gesuitica di Roma, ove restò fino al compimento dei 20 anni, acquisendo una cultura di molto superiore alla media che, unita alla sua naturale propensione allo studio, ne fece uno dei "geni" del Settecento napoletano ed europeo.

Nel 1744 il Principe diede inizio alla sua opera massima, il restauro e la sistemazione definitiva della Cappella Gentilizia, quella "Santa Maria della Pietà" meglio nota al popolino napoletano con il nome di "Pietatella" e oggi ai più come "Cappella Sansevero". I lavori dureranno fino alla morte di Raimondo di Sangro e renderanno la piccola chiesa, con le sue rappresentazioni allegoriche ed esoteriche, un capolavoro del barocco napoletano cui parteciparono i maggiori nomi dell'arte dell'epoca.
​Creata come luogo di culto, la Cappella è anche e soprattutto un Tempio Massonico con tanto di 12 Ufficiali di Loggia...

La figura dell' "O principe" e’ ricca di sfaccettature come una pietra preziosa: scienziato, chimico, medico, inventore, grande iniziato e alchimista. Come Massone ebbe moltissima influenza nell’ambiente Iniziatico napoletano, nell'ambito del quale avrebbe realizzato un cenacolo riservato ad una cerchia interna di esoteristi, che operava secondo un rito Egiziano degli "Alti Gradi". Raccolse così idealmente una vetusta tradizione ermetica già diffusa a Napoli durante l'Ellenismo con l'insediamento nel quartiere Nilense, a due passi dalla Cappella San Severo e dal palazzo dei De Sangro, di coloni giunti da Alessandria d'Egitto nel III secolo a.C. Ancora oggi si può apprezzare la statua dedicata al Dio Nilo, eretta dagli alessandrini nelle adiacenze di Piazzetta Nilo.

Ora sfatiamo un po' storici, scrittori e quanti credono di intendere come dotti la figura del Principe soltanto in base ad elementi storiografici. Tutti conoscono (vedi sopra) il principe come massone, ricercatore, sperimentatore in vari campi, per le sue famose "macchine anatomiche", ma...cosa sanno realmente? Conoscono il suo pensiero manifestato a pochissime anime che lo tramandarono nel tempo in seno a una catena iniziatica, come tradizione orale "da bocca ad orecchio"? Per noi è necessario comprendere il Principe nel senso esoterico, come mago, e per entrare in questa dimensione si deve per forza conoscere la magia, esercitarla, sennò non si può comprendere il suo "stato d'animo", ci si ferma alle notizie storiche. Ed il Principe pare esercitasse proprio la "Magia Eonica" e l' "Arte Regia". Avrebbe egli riscoperto il "Grande Arcano" alchemico e adattato un Ente superindividuale a capo di una catena iniziatica. R. De Sangro ebbe dunque un ruolo principale nella realtà del Martinismo Napolitano come fautore e primo anello di trasmissione iniziatica. Questa piccola sintesi vuole solo suggerire un possibile ritratto del Principe e della Napoli esoterica di quei tempi, con spunti un poco diversi da quanto si può leggere nei testi biografici.

Il Disinganno - Cappella Sansevero ESCAPE='HTML'
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